Questo ricercatore in psicologia è categorico: ecco i 3 modi di vivere la vostra vita per essere felici

Esistono almeno tre percorsi scientificamente validati per raggiungere la felicità, e la maggior parte di noi ne percorre solo uno. La scoperta più sorprendente, però, non è questa, ma il fatto che la via che crediamo più diretta verso la gioia è spesso la meno duratura. Questo approccio, noto come psicologia positiva, ci invita a riconsiderare tutto ciò che pensavamo di sapere sul benessere. Scopriamo insieme come queste tre dimensioni possono trasformare radicalmente la nostra vita quotidiana, secondo le ricerche del pioniere di questo campo, Martin Seligman.

La prima via: la vita piacevole e la caccia alle emozioni positive

La prima dimensione è forse la più intuitiva. È la vita costruita sulla ricerca del piacere e sulla massimizzazione delle emozioni positive. Pensa all’ultimo pasto delizioso, a una vacanza al mare in Salento, o alla gioia di un complimento inaspettato. L’obiettivo qui è semplice: avere più momenti felici possibile. Questo sentiero verso l’appagamento è il più facile da comprendere e da perseguire, ma nasconde delle insidie.

Giulia Rossi, 42 anni, architetto di Milano, racconta: «Per anni ho pensato che la felicità fosse collezionare momenti perfetti: la vacanza esotica, la cena stellata, l’ultimo modello di smartphone». Questa corsa al piacere, sebbene entusiasmante all’inizio, la lasciava con un senso di vuoto ricorrente, spingendola a cercare una forma di benessere più profonda, un concetto chiave della psicologia positiva.

I limiti della ricerca del piacere

Il problema principale di questo approccio è un fenomeno che gli esperti di psicologia positiva chiamano “adattamento edonico”. In pratica, ci abituiamo rapidamente alle fonti di piacere. La prima fetta di tiramisù è divina, la terza è solo buona. Il nuovo acquisto ci eccita per una settimana, poi diventa parte del paesaggio. La felicità derivata dal piacere è effimera e richiede dosi sempre maggiori per mantenere lo stesso effetto.

Basare la propria intera esistenza su questa ricerca può portare a una sensazione di vuoto non appena lo stimolo piacevole svanisce. La scienza della felicità ci insegna che, sebbene le emozioni positive siano una componente essenziale del benessere, non possono essere l’unica colonna portante di una vita realizzata. È un ingrediente, non l’intera ricetta.

La seconda dimensione: la vita impegnata e il potere del “flow”

Qui entriamo in un territorio diverso, quello dell’impegno e del coinvolgimento. La “vita impegnata” non si concentra sul “sentirsi bene”, ma sull’essere completamente assorbiti in un’attività. È il concetto di “flow” o “flusso”, teorizzato dallo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi, uno dei pilastri della psicologia positiva. È uno stato di concentrazione così profondo che il tempo sembra fermarsi, l’ego svanisce e l’attività stessa diventa la ricompensa.

Che cos’è lo stato di flusso?

Hai mai provato a cucinare un piatto complesso, a suonare uno strumento, a programmare, a fare giardinaggio o a lavorare su un progetto che ti appassiona, perdendo completamente la cognizione del tempo? Quello è lo stato di flusso. Non è necessariamente un’emozione “piacevole” nel senso tradizionale; durante l’attività potresti non sentire nulla, solo una totale immersione. La gratificazione arriva dopo, sotto forma di un profondo senso di competenza e realizzazione.

Questo approccio al benessere è molto più stabile della ricerca del piacere. L’arte del benessere autentico risiede nell’identificare le attività che ci portano in questo stato e integrarle il più possibile nella nostra vita, sia professionale che personale. La psicologia positiva ci spinge a conoscere e usare i nostri punti di forza per trovare queste attività.

Come coltivare il coinvolgimento nella vita di tutti i giorni

Per coltivare una vita impegnata, il primo passo è identificare i propri “punti di forza caratteriali”. Sei creativo? Curioso? Perseverante? La disciplina della fioritura umana suggerisce di trovare attività che ti permettano di esprimere queste qualità. La sfida deve essere abbastanza alta da richiedere la tua piena attenzione, ma non così difficile da generare frustrazione. È un equilibrio delicato che trasforma il quotidiano in un’opportunità di fioritura personale.

Il vertice della piramide: la vita significativa, al servizio di qualcosa di più grande

La terza e più profonda dimensione della felicità è la “vita significativa”. Questa via consiste nell’usare i propri punti di forza e le proprie passioni per servire una causa più grande di sé. Non si tratta più solo di sentirsi bene o di essere impegnati, ma di dare un senso, un “perché”, alla propria esistenza. Questo è il cuore pulsante della psicologia positiva.

Il significato può essere trovato in molti ambiti: nel contribuire alla propria comunità, nel crescere dei figli, nel dedicarsi a una causa sociale o ambientale, nel creare arte che ispiri gli altri, o nel fare un lavoro che abbia un impatto positivo sul mondo. È la dimensione che genera il benessere psicologico più duraturo e profondo.

Trovare il proprio “perché”

A differenza del piacere, che è legato all’individuo, il significato è intrinsecamente connesso agli altri. Lo studio scientifico di ciò che rende la vita degna di essere vissuta dimostra che le persone che riportano i più alti livelli di soddisfazione sono quelle che sentono di far parte di qualcosa che le trascende. Può essere il volontariato presso la Croce Rossa Italiana, l’aiuto in una parrocchia di quartiere a Napoli o la dedizione alla propria famiglia.

Questa ricerca di significato non è sempre facile o piacevole. Può comportare sacrifici e sfide. Tuttavia, la psicologia positiva ha dimostrato che è proprio questo sforzo a costruire una resilienza e un appagamento che né la vita piacevole né quella solo impegnata possono eguagliare. È l’architettura della gioia più solida che possiamo costruire.

Combinare i tre percorsi: la ricetta per una vita piena

L’errore più comune è pensare di dover scegliere una di queste tre vite. La vera rivelazione della psicologia positiva è che la felicità più completa, quella che Seligman definisce “vita piena”, deriva dall’integrazione di tutte e tre le dimensioni. Una vita ricca di momenti piacevoli, piena di attività coinvolgenti e guidata da un senso di scopo.

L’approccio che guarda ai punti di forza ci incoraggia a non vedere questi percorsi come alternativi, ma come complementari. Possiamo goderci una buona cena (vita piacevole), dedicarci con passione al nostro hobby (vita impegnata) e sentirci parte di una comunità (vita significativa), tutto nella stessa settimana, o persino nello stesso giorno.

Caratteristica La Vita Piacevole La Vita Impegnata La Vita Significativa
Obiettivo principale Massimizzare le emozioni positive Entrare in uno stato di “flusso” Servire una causa più grande
Emozione dominante Gioia, piacere, estasi Concentrazione, assorbimento Senso di scopo, appagamento
Durata dell’effetto Breve, tende a svanire Media, costruisce autostima Lunga, costruisce resilienza
Esempio pratico Gustare un gelato artigianale Imparare a suonare la chitarra Fare volontariato in un canile

Un equilibrio personale e dinamico

La formula della serenità non è uguale per tutti. La psicologia positiva non offre ricette magiche, ma una mappa per la contentezza che ognuno deve personalizzare. L’equilibrio tra piacere, impegno e significato è unico per ogni individuo e può cambiare nelle diverse fasi della vita. Ciò che era fondamentale a vent’anni potrebbe non esserlo più a cinquanta.

La vera fioritura personale consiste nel diventare consapevoli di queste tre dimensioni e nel coltivarle attivamente. Invece di inseguire una definizione astratta di felicità, la grammatica dell’ottimismo ci insegna a costruire un’esistenza ricca e sfaccettata, un mosaico in cui ogni tessera, dal più piccolo piacere al più grande scopo, ha il suo posto e il suo valore.

In definitiva, la psicologia positiva ci libera dalla tirannia di un unico modello di felicità. Non si tratta di essere sempre allegri, ma di costruire una vita che sia piacevole, coinvolgente e significativa. Comprendere questi tre percorsi è il primo passo per smettere di cercare la felicità e iniziare a costruirla, giorno dopo giorno, con consapevolezza e intenzione.

Devo scegliere solo uno di questi tre modi di vivere?

Assolutamente no. L’obiettivo della psicologia positiva non è scegliere una via, ma integrarle tutte e tre. La “vita piena” si raggiunge trovando un equilibrio personale tra momenti di piacere, attività che generano coinvolgimento e uno scopo più grande che dia significato alla propria esistenza. Sono tre ingredienti di un’unica ricetta per il benessere.

La psicologia positiva nega le emozioni negative?

No, al contrario. Un errore comune è pensare che la psicologia positiva ignori la sofferenza. In realtà, riconosce che le emozioni negative sono una parte inevitabile e importante della vita. L’obiettivo non è eliminarle, ma costruire risorse interiori (come la resilienza, l’ottimismo e le relazioni positive) per affrontarle in modo più efficace e non permettere che dominino la nostra vita.

Quanto tempo ci vuole per vedere i benefici di questo approccio?

Non c’è una tempistica fissa, poiché dipende dall’impegno individuale. Tuttavia, piccoli cambiamenti possono portare benefici quasi immediati. Ad esempio, introdurre un’attività che genera “flusso” una volta a settimana o dedicare un’ora al volontariato può aumentare il senso di appagamento in breve tempo. La psicologia positiva è un percorso graduale di costruzione del benessere, non una soluzione istantanea.

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